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Taranto.
In un quartiere malfamato, Tiziano, è un ragazzo che
per guadagnarsi qualche soldo per poi lasciare la sua città,
è costretto a commettere piccoli reati sotto il comando
di Tonio, un boss locale, finchè un giorno insieme
al suo miglior amico non decide di derubare il suo stesso
“capo” per raccimolare una grande somma di denaro
che gli permetterebbe di fuggire insieme alla sua ragazza
Stella. Viene scoperta la sua furbata e da qui inizieranno
un serie di problemi che porteranno a dei cambiamenti nella
sua vita. Il regista è Alessandro Di Robilant,di origini
piemontesi, noto per successi come “Il giudice ragazzino”
del 1994 che l’ha caratterizzato nei film di denuncia
sociale. Non discostandosi troppo dal genere, ottima la decisione
dello sfondo su cui girare, Taranto, una città che
ricerca attenzioni e lancia segnali di aiuto. In più,
un misto tra bravura e fortuna l’ha portato alla scelta
di ottime rivelazioni cinematografiche come il protagonista
Giulio Beranek, grande esordio sui cine-schermi per lui. Il
cast era composto da giovani attori alle prime armi, non dimentichiamo
appunto Roberto Bovenga e Selenia Orzella, e da altri interpreti
con una certa esperienza nel settore, il che ha portato ad
un mix vincente. Tratto dal libro di Andrea Cotti dal titolo
“Stupido”, il film è incentrato principalmente
sul protagonista, soprattutto nella zona centrale, non a caso
il co-protagonista appare in non più di cinque scene,
e stessa sorte capiterà alla fidanzata. Non facile
caricarsi il peso di un lungometraggio del genere per un novello
e allo stesso tempo adattare il tutto a quest’ultimo;
l’ immagine che si da della città non è
delle migliori, come se fosse dimenticata dalla civiltà
in alcuni frangenti, però non si discosta molto dalla
realtà dei fatti, realtà che diversi giovani
affrontano nel tarantino e forse questa pubblicità
nazionale dovrebbe portare gli stessi cittadini a migliorare
la condizione piuttosto che aspettare una manna dal cielo.
Le riprese sono molto ravvicinate e spesso ci trasportano
all’interno della scena a volte sembrano quasi amatoriali,
per rendere più realistica la successione degli avvenimenti.
Degna la duttile sceneggiatura ritoccata in certi ambiti per
renderla più vicina e malleabile agli attori con l’inserimento
di termini e modi di dire tipici della città. Come
si diceva pocanzi, eccezionale la prestazione del protagonista,
alla sua prima apparizione sul “grande schermo”
Beranek ha risposto alla grande. Di certo c’è
da dire che il contesto gli è stato amico in quanto
il lungometraggio è stato girato nella sua città,
e per di più nel dialetto locale a lui familiare. Questi
fattori non hanno fatto nient’altro che giocare a suo
vantaggio, rendendogli più accessibile l’entrata
nel personaggio; come inizio non c’è male davvero,
ma se continuerà con questa carriera dovrà confrontarsi
con situazioni maggiormente impegnative dove la semplice battuta
in dialetto non servirà. Gli si augura una lunga carriera,
ma bisogna guadagnarsela, con lo studio “in primis”
per poter essere un attore a 360°. Altrettanto buone le
interpretazioni di Michele Riondino, magistrale nel ruolo
del boss Tonio, bravo nel non cadere nel personaggio di boss
“macchietta” stile malavitoso italo-americano
degli anni ’50 ,di Giorgio Colangeli nella parte della
guardia carceraria e della madre di Tiziano,Maria, recitata
da Anna Ferruzzo. Si toccano anche dei punti comici con l’ingresso
in scena del più maldestro Trascene, amico di Tiziano,
eseguito degnamente da Roberto Bovenga.
Concludendo, il film ha riscosso e continua a riscuotere successo
nelle sale, anche dovendo lottare con un più famoso,
ma consentitemi, non più bello “New moon”!
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