STORIA: IL CORPO NAZIONALE DEI VIGILI DEL FUOCO
























Una volta si chiamavano pompieri, poi il fascismo ritenne opportuno sostituire quel nome di origine francese (sapeurs-pompiers) e furono i vigiles dell’antica Roma a offrire l’ispirazione: il cambio venne ratificato dal decreto-legge 16 giugno 1938. Si trattava però di un servizio organizzato ancora su scala provinciale. Qualche mese dopo, con decreto-legge 27 febbraio 1939, nacque il benemerito Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, al quale facevano riferimento 94 province, ognuna contraddistinta da un numero progressivo e da un motto. Quello di Roma, per esempio, era il 1° Corpo, avente per motto «Ubi dolor, ibi vigiles». A dir la verità, poiché l’elenco seguiva l’ordine alfabetico, in un primo momento alla capitale era stato assegnato il numero 73; ma la cosa non piacque e si operò quindi uno scambio con Agrigento, cui spettava il numero 1.
Pochi mesi dopo la fondazione del Corpo il prefetto Alberto Giombini – direttore generale dei Servizi antincendi e animatore di ogni iniziativa dei Vigili del Fuoco sotto il fascismo – organizzò a Roma, in località Acqua Acetosa, il 1° Campo Nazionale, che si sarebbe chiuso il 2 luglio 1939 con una spettacolare esibizione nella Piazza di Siena a Villa Borghese. L’ingresso del campo era costituito da una gigantesca M sostenuta, a mo’ di pilastro, da un massiccio fascio littorio: un modello frequentemente utilizzato dal regime.
Dal 27 giugno agli ordini di Giombini si riunirono 70 ufficiali e circa 1800 vigili provenienti da tutta Italia e dalle terre dell’impero. Presente anche un battaglione premilitare antincendi della GIL. Dopo l’apertura del campo, che «aveva lo scopo di far conoscere alla popolazione la grande opera che il Corpo era capace di svolgere in pace e in guerra», Giombini e gli ufficiali resero omaggio al Milite Ignoto e furono ricevuti a Palazzo Littorio dal segretario del PNF, Achille Starace, e dal sottosegretario all’Interno, Guido Buffarini-Guidi.
In occasione della manifestazione a Piazza di Siena Mussolini commissionò all’artista toscano Benso Vignolini una statuetta in bronzo di Santa Barbara, protettrice dei Vigili del Fuoco, e successivamente Giombini ne ordinò 94 copie, da distribuire a ciascun Corpo provinciale. Vignolini modellò inoltre la medaglia-ricordo del 1° Campo Nazionale, 60 mm di diametro, coniata in bronzo dalla ditta Lorioli di Milano. Sul dritto risalta il profilo del duce con intorno la scritta 1° Campo Nazionale – Roma 24 giugno XVII EF. Sul rovescio è rappresentata Santa Barbara a figura intera, con i classici simboli che l’accompagnano: la torre e la fronda di palma. Sullo sfondo compare il Colosseo; intorno è la scritta a rilievo Corpo Naz.le Vigili del Fuoco. Si conosce anche una seconda versione della medaglia, che si differenzia dalla precedente nel diametro, 30 mm, e nell’immagine del rovescio, ove lo stemma dei Vigili sostituisce la santa protettrice.
Nell’occasione furono inoltre stampati un manifesto (100 x 140 cm) e una cartolina identica al manifesto.
Una curiosità: la data incisa su ambedue le medaglie e sul manifesto, 24 giugno del XVII anno dell’Era Fascista (ossia 1939), è quella inizialmente prevista per il saggio in piazza di Siena. L’esibizione, però, fu spostata a domenica 2 luglio e non si fece in tempo a cambiare la data.
Leggiamo in un quotidiano dell’epoca: «La fase finale è costituita da una bellissima scena coreografica: alti getti colorati in bianco, in rosso e in verde chiudono tutto intorno il campo, mentre i Vigili, schierati in armi nell’arena insieme al battaglione della GIL, salutano il duce». La manifestazione entusiasmò il numeroso pubblico, riscuotendo anche il vivo compiacimento di Mussolini, ora più che mai deciso a creare una Scuola Antincendi modernissima, bella nelle architetture e funzionale negli impianti, per rendere sempre più efficiente questo eccezionale Corpo.
Individuata l’area, redatto il progetto e assegnato l’appalto, i lavori furono completati «con rapidità fascista» in appena nove mesi. Il duce, accompagnato da Buffarini-Guidi e da Giombini, poté inaugurare il complesso il 4 agosto 1941.
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Le Scuole Centrali dei Servizi Antincendi sorsero accanto al celebre ippodromo per le corse al galoppo, costruito sulla via Appia nel 1881 presso le gigantesche le rovine dell’acquedotto Claudio, lungo la linea tranviaria che portava ai “Castelli”. Il progetto delle Scuole si deve agli architetti Carlo De Maria e Claudio Longo, che redassero anche quello di una caserma dei VV.F. all’E42, mai realizzata; il progetto dell’annesso Centro sportivo si deve all’ingegnere jesino Dagoberto Ortensi, concittadino di Giombini. Ortensi, che esercitò una ragguardevole attività durante e dopo il Ventennio, è noto soprattutto per il Velodromo Olimpico all’EUR, demolito nel luglio 2008. Direttori dei lavori furono l’Ing. Pasquale Mecca per le Scuole, l’Ing. Giulio Testa per il Centro sportivo.
Il complesso alle Capannelle, esteso su 65.000 mq (di cui quasi la metà destinata allo sport), era davvero un centro modello, per di più arricchito da multiformi opere artistiche: i bassorilievi di Fortunato Longo e Cosmo Sorgi sulle testate degli edifici porticati prospicienti il piazzale d’onore; il busto di Mussolini in fondo al piazzale, di Romeo Gregori; i due grandi mosaici di Micheli-Cicotti e di Alberto Ziveri nell’atrio dell’edificio principale, dove troneggia l’ardito scalone a doppia rampa (sorretto da quattro colonne) con parapetti rivestiti da tessere musive in marmo bianco di Carrara; il dipinto a tempera di Schiavina nella sala delle conferenze e quello di Antonio Achilli (80 mq su parete curva) nel sottostante sacrario; le dieci statue dello “stadio nautico”; gli affreschi di Roberto Baldassari nella palestra.
Nel 1941 i fabbricati, «di sobria e robusta architettura», occupavano una superficie di 7600 mq. Il piazzale d’onore era racchiuso tra l’edificio principale (3 piani con attico più il seminterrato), destinato alla direzione e alla scuola per allievi ufficiali, e i due lunghi porticati laterali con pilastri a sezione quadrata, tutti rivestiti in travertino romano. I porticati si raccordavano di fronte all’atrio dell’edificio principale. Dietro il portico di sud-est, verso l’ippodromo, sorgevano la palazzina del circolo insegnanti e gli alloggi degli ufficiali.
Il piazzale delle esercitazioni su un lato era delimitato dalle autorimesse e dalle officine, sull’altro dalla scuola per allievi vigili e per allievi sottufficiali (2 piani più il seminterrato), un edificio lungo ben 120 metri, soprelevato di un piano nel dopoguerra. Il castello di manovra (alto 23 metri) si attestava al centro di uno dei lati corti, mentre sull’altro era posta una goletta a tre alberi per le manovre antincendi dei vigili portuali.
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Nel Centro sportivo, sorto alle spalle delle scuole dei vigili (verso nord-ovest), trovavano posto un campo di calcio con circostante pista podistica a sei corsie con ingresso di maratona e rettifilo per i 100 metri piani e i 110 a ostacoli; campi di pallacanestro, di palla ovale, di tennis, di bocce; pedane per il salto in alto, in lungo, triplo e con l’asta; pedane per il lancio del giavellotto, del disco, del martello, del peso e del peso con maniglia.
L’elemento di maggiore interesse del Centro sportivo era senza dubbio lo “stadio nautico”, oggi completamente ricostruito (e coperto) pur rispettando il vecchio perimetro. La vasca (50 x 12,50 m, 1700 mc), decorata con mosaici e profonda 8 metri sotto i due trampolini e la piattaforma (1, 3 e 5 metri di altezza), aveva un modernissimo sistema di depurazione delle acque. Era posta all’interno di un recinto murario costituito, sui lati lunghi, dalla palestra (50 x 12,50 m, come la vasca) e da una parete bucata da cinque aperture sul prospetto principale verso il campo di calcio. I fianchi formavano due esedre del diametro di 25 metri con undici arcate ciascuna, cinque delle quali incorniciavano delle statue. La piscina non sfuggiva alle forti suggestioni del Canopo di Villa Adriana e della natatio delle terme imperiali.
L’edificio della palestra disponeva di sale per la lotta e il sollevamento pesi, il pugilato, la scherma, la pallacanestro, con pavimento in suberit; lo spogliatoio era in rovere naturale lucidato. Non potevano mancare l’infermeria e un “bagno finnico”. Il blocco piscina-palestra era rivestito da travertino di Tivoli con cornici in peperino di Viterbo. Nel 1948 Ortensi presentò i disegni dello “stadio nautico” e dell’annessa palestra alla 3a Mostra d’Arte ispirata allo Sport, che si tenne alla GNAM di Roma.
Le dieci statue (oggi collocate alla sommità della gradinata prospiciente il campo di calcio) ricordano quelle dello Stadio dei Marmi al Foro Italico, sebbene di minori dimensioni e di più modesto pregio artistico. Ogni statua, alta 260 cm, poggia su una base circolare del diametro di 95 cm e dello spessore di 15 cm. A titolo di curiosità preciso che le statue allo Stadio dei Marmi sono alte 4 metri (base 165 cm, spessore 20 cm). Gli atleti delle Scuole Antincendi rappresentano: Calciatore, Schermitore, Giocatore di sfratto, Pugile, Nuotatore, Vogatore, Giocatore di palla ovale, Pesista, Discobolo, Sciatore. Ne sono autori rispettivamente: Campitelli, Castelli, Colla, Cozzo, Monteleone, Olivo, Rosatelli, Spampinato, Ticò, Vignolini.
Aggiungo qualche notizia sugli artisti più famosi tra quelli sopra citati. Il già menzionato Vignolini nacque a Montale (PT) nel 1902 e si segnalò alla 2a Mostra Nazionale d’Arte ispirata allo Sport (Roma, 1940). Salvatore Cozzo di Taormina (Pugile) partecipò alla Biennale di Venezia, alla 1a Mostra Nazionale d’Arte sportiva (Roma, 1936) e alla mostra delle opere concorrenti al Premio Sanremo di scultura sportiva (1938). Più tardi ebbe anche l’incarico di modellare il busto di Giombini. Del friulano Silvio Olivo (Vogatore), deceduto a Udine nel 1998, ricordo l’attività nella capitale presso lo studio del concittadino Aurelio Mistruzzi, dove già lavorava come assistente Alessandro Monteleone di Taurianova (Nuotatore), autore soprattutto di sculture a carattere religioso. Olivo prese parte alla 1a Mostra Nazionale d’Arte sportiva, alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia. Il calabrese Clemente Spampinato (Pesista), nato nel 1912 e morto a New York nel 1993, espose alla 2a e alla 3a Mostra d’Arte ispirata allo sport (Roma, 1940 e 1948), realizzando inoltre – per la Federazione Italiana Atletica Pesante – il Trofeo Galimberti (1942) e il Trofeo del Giudò (1943).
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Concludo con il commento dell’autorevole rivista Architettura, diretta da Marcello Piacentini:

«Alle eccellenti doti distributive il complesso edilizio aggiunge quelle di una conformazione architettonica quanto mai pregevole ed equilibrata: l’impostazione urbanistica è semplice ed organica; la composizione è moderna senza eccessi, quadrata nella sua tessitura fondamentalmente classica, schietta, linda, con quel tanto di monumentalità che è necessario e compatibile in un edificio del genere. Trattasi, insomma, di una delle opere del regime più nobilmente concepite di quante sono state recentemente realizzate»


 

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