FASHION ROME BY NIGHT: CICCIA BOMBA

Alzi la mano chi di voi, almeno una volta nella vita, ha atteso la Befana cantando speranzoso: La Befana vien di notte/con le scarpe tutte rotte/col vestito alla romana/viva viva la Befana!
Se tutti conoscono il fascino della vecchia bruttina, che la notte del 6 Gennaio scende nelle case dei bambini, per regalare dolciumi succulenti, pochi sanno che l’Epifania è una delle feste più antiche che ci siano e che, soprattutto a Roma, la sua origine si perde nella notte dei tempi.
A testimonianza di quello che stiamo scrivendo rimane oggi il mercato di Piazza Navona, che ogni anno si riempie di bancarelle scintillanti. Presepi, dolciumi, palloncini, giocattoli, mimi, saltimbanchi, affollano la bella piazza romana, calamitando l’attenzione di migliaia di romani e non, che portano i loro bambini a godere di tutto questo clamore.
Bisogna dire però, che oggi il sapore di quella vecchia tradizione si perde nei racconti dei nonni, poiché come ormai succede troppo spesso nella nostra società, tutto diviene vetrina e ci si sofferma assai poco sui contenuti.
A celebrare l’antichità della festa basterebbe ricordare, che Ottorino Respighi ha scelto di lasciarci il suo stornello più citato: “Lassatece passà semo romani” nel suo poema “Feste Romane”, proprio descrivendo la confusione della notte del 6 Gennaio a Piazza Navona.
La festa dell’Epifania (=Manifestazione), nella Chiesa d’Oriente è rappresentata dalla Natività che simboleggia proprio la Manifestazione del Verbo, che si è incarnato in Gesù Cristo. L’arrivo dei Re Magi a Betlemme e la consegna dei doni in omaggio al Bambino, ha fatto si che inizialmente e soprattutto a Roma, i regali si scambiassero il 6 Gennaio e non il 25 Dicembre –non occorre andare troppo indietro nel tempo, anche a casa mia quando ero piccolina, i regali arrivavano con la Befana e non con Babbo Natale.
Fu su editto papale che il 25 Dicembre divenne il giorno della Natività e l’Epifania rimase a significare la Manifestazione di Dio a tutte le genti della terra.
Probabilmente per corruzione linguistica il termine Epifania si trasformò in quello di Befana, ma la sua personificazione con una vecchia brutta, sciatta e con la scucchia, deriva dalla fusione di elementi più che folkloristici, storico-antropologici.
Come ormai è assai noto, molte delle feste cristiane hanno radici nel mondo pagano. Un’ipotesi suggestiva vede la Befana collegata ad una festa che si svolgeva nella Roma antica, all’inizio di ogni anno in onore di Giano e Streia (da cui deriverebbe il termine stenna, inteso come dono). La celebrazione aveva lo scopo di salutare il vecchio anno agrario e accogliere, con i migliori auspici quello nuovo. Da qui la vecchia signora a simboleggiare l’anno passato.
Ecco qui che la brutta Befana passa tutto l’anno a fabbricare giocattoli per i bambini buoni…ai cattivi solo carbone! Il lavoro della vecchina per tradizione può essere aiutato esclusivamente dai Befanini che alloggiano tutti a Via della Padella n° 2.
Interessante è sottolineare come la festa della Befana fu oggetto di particolare attenzione da parte della propaganda fascista. La sua diffusione all’interno della penisola italiana, fu uno dei mezzi per la politica di romanizzazione dello stivale.
Ad essere precisi all’inizio, la festa della Befana romana non si svolgeva a Piazza Navona ma a Piazza Sant’Eustachio e a memoria di ciò rimane un incantevole sonetto del Belli: La bbefana, a li fijji, è necessario/ de fajjela domani eh sora Tolla?/ In giro oggi a ccrompà cc'è ttroppa folla./ A li mii je la fo nne l'ottavario./ A cchiunque m'accosto oggi me bbolla:/ e ccom'a Sant'Eustacchio è cqui ar Zudario./ Dunque pe st'otto ggiorni io me li svario;/ e a la fine, se sa, cchi vvenne, ammolla./ Azzeccatesce un po', d'un artarino/ oggi che ne chiedeveno? Otto ggnocchi;/ e dd'una pupazzaccia un ber zecchino./ Mò oggnuno scerca de cacciavve l'occhi;/ ma cquanno sèmo ar chiude er butteghino,/ la robba ve la dànno pe bbajocchi.
Il trasferimento della festa avvenne dopo l’unità d’Italia, per l’aumento del pubblico, e la conseguente necessità di spazio.
Il giorno dell’Epifania non comprendeva solo un giro fra i mille lustrini della Piazza addobbata a festa, ma ovviamente aveva una parte dedicata alla devozione religiosa: il popolo omaggiava colui il quale era veramente il Re dell’evento:il Bambinello.
A Roma quando si dice Bambinello, si intende sempre quello della Chiesa dell’Ara Coeli. Il 6 Gennaio schiere di bambini romani salivano l’imponente scalinata per recarsi davanti al miracoloso Bambinello e recitarle per Lui filastrocche devozionali…La notte di Natale/ è nato un bel bambino/rosso, bianco/ tutto ricciolino/ Maria lavorava/ Giuseppe stendeva/ il bambino piangeva/ per la fame che aveva!
Nell’Ottocento nella Chiesa di Sant’Andrea della Valle, a pochi passi da Piazza Navona, Vincenzo Pallotti, un abate romano, creò il così detto “Ottavario delle Nazioni”: per otto giorni tutti i bambini delle colonie straniere a Roma omaggiavano il Bambinello nelle loro lingue e costumi.
Il Bambinello: la devozione e la leggenda
Agli inizi del secolo scorso Giggi Zanazzo scrive- era er più mmejo presepio che sse vedessi a Roma, e la ggente p'annallo a vvedé ce faceva a pugni, il poeta si riferiva al Bambinello conservato presso la Chiesa dell’Ara Coeli, la cui importanza va ben oltre l’ambito natalizio. Le sue origini sono intrise di leggende: la statuetta sarebbe giunta a Roma nel Cinquecento, dando subito prova dei suoi prodigiosi poteri. Si racconta addirittura, che la statuetta fosse in grado di sfuggire ai ladri (numerosi furono i tentativi di furto)e tornare al proprio posto.
Nonostante questa convinzione popolare la statuetta è stata inserita nella Top Ten delle opere d’arte rubate e mai ritrovate! Trafugata all'inizio del 1994, è ora sostituta da una copia. Forse la maggior parte di voi ancora si ricorda lo sconcerto popolare alla diffusione della notizia del furto. Non si tratta di rammarico cattolico, ma della consapevolezza della perdita di una piccola realtà storica che accompagna i romani da secoli.
Fino al dopoguerra, la Befana era veramente la Regina delle feste natalizie, era lei ad essere al centro delle aspettative dei bambini che esultavano per i dolci che elargiva. Forse oggi i nostri figli non attendono più la Befana per ingurgitare dolciumi sintetici, ma un tempo in un’Italia povera di denaro ma ricca di tradizione, immagino con gioia la foga con cui un bambino potesse addentare una succulenta mela stregata!
Alla fine dei giochi l'usanza della calza, tutto sommato, resiste ancora oggi, carbone compreso, anche se dolce. Spesso le caramelle vengono affiancate da giocattoli, che sono oggi il vero desiderio dei bambini. Le bancarelle di piazza Navona non appaiono più come un tempo, ma sono ingolfate di plastiche colorate Made in China. La loro distribuzione ormai affolla la Piazza, che sembra soccombere ad esse e non ospitarle. Ridisegnare la manifestazione sarebbe doveroso laddove si capisse che mantenere la tradizione significa educare una popolazione alle proprie origini, rendendo il cittadino consapevole degli eventi che accadono intorno a lui. La consapevolezza poi porterebbe ad amare la propria la città e a rispettarla! Quando portiamo i nostri bambini tra l’euforia della festa, proviamo a parlare di contenuti
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